di Saverio Pipitone [pubblicato il 30/4/2026 su La Bottega del Barbieri]
Primo maggio 1947. Nella vallata di Portella della Ginestra a Palermo, 2-3mila persone, onesti e indifesi lavoratori con le loro famiglie, si riunirono al mattino per celebrare la propria festa, parlare di occupazione delle terre incolte in una “scampagnata” con pane e salsiccia o fave lesse.
Alle nove del mattino cominciarono i festeggiamenti con la banda musicale sulle note dell’Inno dei Lavoratori, tra battimani, evviva e sventolio di bandiere rosse. I convenuti si misero attorno al podio, chiamato “Sasso di Barbato” a ricordo del socialista Nicola, medico corleonese, che nel 1895 divenne parlamentare del Regno d’Italia per volontà dei contadini che lo votarono per sottrarlo al carcere del regime crispino-sabaudo.
Dal podio iniziò a parlare Giacomo Schirò, detto “Matteotti”, calzolaio e segretario della sezione del PSI di San Giuseppe Jato: «Cari amici e compagni, in questa storica giornata». Non finì la frase…

































