di Saverio Pipitone [pubblicato l'1/4/2026 nel Blog di Beppe Grillo]
«Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici.
Nell’antica democrazia greca, un sistema di scelta per sorteggio attribuiva quasi tutte le funzioni istituzionali, mentre per alcune cariche con speciali competenze vigevano le elezioni. I cittadini avevano il diritto di candidarsi all’urna, con l’opportunità di partecipare all’attività legislativa, esecutiva e giudiziaria della polis, ma per un solo mandato nella stessa mansione e per una durata limitata, da una giornata a uno o due anni, in modo da garantire la rotazione e l’inclusione del maggior numero di persone. Percepivano una diaria, pari al compenso di un normale lavoratore, impegnandosi a svolgere con onestà il proprio ruolo, fra cui il controllo delle finanze dello Stato, dei prestatori del servizio pubblico e della costituzionalità delle leggi, maturando una certa intelligenza politica.





























