di Saverio Pipitone [pubblicato il 5/4/2026 su La Bottega del Barbieri]
Nel 1980, nei mesi di ottobre e novembre, lo scrittore argentino Julio Cortázar andò a insegnare all’Università californiana di Berkeley, tenendo un corso di otto lezioni, il giovedì dalle 14 alle 16.
Era stato invitato dall’amico José Durand, titolare della cattedra di letteratura latinoamericana. C’erano un centinaio di studenti. Si discusse di scrittura ma anche di politica, musica e cinema.
Cortázar parlò del suo cammino trentennale di narratore;
- dell’idea di fantastico, fra tempo e fatalità, che definì “realismo simbolico”
nell’epoca della complessità, di cui maestro indiscusso è Kafka;
- di erotismo, gioco e umorismo in letteratura;
- di come
nacquero le sue opere Storie di cronopios e di famas (testi brevi di un immaginario mondo ludico
che piacevano ai giovani rivoluzionari cubani), Rayuela e Libro di
Manuel (due romanzi di contestazione alla società borghese e all’escalation
della violenza).
«Ho sempre scritto senza sapere bene perché lo faccio,
mosso un po’ dal caso, da una serie di casualità: le idee mi arrivano come
un uccello che entra dalla finestra».
Nella prefazione, Ernesto Franco (in quegli anni direttore editoriale Einaudi) spiega che «si tratta di un libro non scritto ma parlato, magari in jam session, con sottintesa quell’idea di improvvisazione tanto cara al Cortázar musicofilo jazzista, e anche qui rivendicata in più di un passo».
Quasi al termine del corso, Cortázar raccontò di quando nel 1975 un amico gli spedì dal Messico il fumetto L’Intelligenza in fiamme (numero 201 di febbraio, edizioni Novaro) con protagonista Fantomas, che era molto letto e considerato un supereroe dal pubblico messicano. Il titolo era tratto da un verso della poesia Morte senza fine di José Gorostiza; le illustrazioni erano di Víctor Cruz e i testi di Gonzalo Martré (pseudonimo di Mario Trejo González). L'amico che inviò il fumetto a Cortázar era l'intellettuale Luis Guillermo Piazza, editorialista del quotidiano Excélsior.
Cortázar rimase stupefatto perché, a sua insaputa, appariva
disegnato come uno dei personaggi, insieme a Octavio Paz, Alberto Moravia e
Susan Sontag (nel ricordare i partecipanti, citò anche Italo Calvino, sebbene
si trattasse di una svista). Erano tutti scrittori che chiedevano aiuto all’eroe
mascherato per fermare un pazzo – sospettavano appartenesse a una setta
fascista – che, con una specie di raggio laser, stava incendiando le grandi
biblioteche del mondo, da Tokyo, Mosca, Londra e Parigi fino a Roma. Fantomas lo
viene a sapere proprio a Roma mentre esce dal teatro, in compagnia dell’attrice
italiana Ira von Furstenberg, dopo avere visto L’Opera da tre soldi di
Bertolt Brecht. Telefonò agli scrittori, disse loro di non preoccuparsi: dispiega
le ali, si butta dalla finestra e vola a Parigi, scova e annienta quel folle che
odia la cultura. Fine della storia. Cortázar allora decise di dare la sua
versione, usando lo stesso fumetto, senza il permesso degli editori, così come fecero
con lui. Ritagliò le parti che gli interessavano, realizzò un collage e
riscrisse il finale: quando Fantomas torna trionfante, lo informano che «non
c'è un mostro solo. Prendi, leggiti le conclusioni del Tribunale Bertrand
Russell sul genocidio culturale in America Latina. Tu non lo sai e in Messico
non lo sanno. Leggi queste pagine». Le pagine sono in appendice. La storia finisce
ugualmente bene perché Fantomas promette: «Da ora in poi dedicherò tutte le mie
forze a lottare contro le imprese multinazionali e contro tutte le forme
negative dell'imperialismo».
Il contro-fumetto venne pubblicato in Messico nel giugno 1975, edito dal giornale Excélsior, con il titolo Fantomas contro i vampiri multinazionali, il sottotitolo Un’utopia realizzabile narrata da Julio Cortázar e la dicitura nel colophon “Julio Cortázar cede i diritti di autore di questo fumetto al Tribunale Russell”, di cui era membro e giurato.
Il riferimento è al secondo Tribunale Russell, istituito a Bruxelles nel 1973 – come prolungamento del primo fondato nel 1966 dal pensatore inglese Bertrand Russell per indagare sui crimini di guerra statunitensi in Vietnam. Presieduto da Lelio Basso (senatore della Sinistra indipendente italiana), si riunì dal 1974 al 1976 per svelare le violenze dei regimi di estrema destra in America Latina: attraverso l’ascolto dei testimoni e facendo esaminare le audizioni a giurati imparziali, emetteva un verdetto, senza efficacia giuridica, ma di valore morale. Il Tribunale Russell era pressoché sconosciuto ai latinoamericani a causa dell’oscuramento informativo, orchestrato dall’imperialismo capitalista nordamericano. Il fumetto di Cortázar fu volutamente distribuito nelle edicole per arrivare al popolo (60.000 messicani lo lessero in due mesi) e mostrargli l’opera del Tribunale: molti lo comprarono come una normale avventura di Fantomas, ma scoprirono cose di cui non avevano idea. Poi circolò clandestinamente in altri Paesi del Sud America. In Italia è stato pubblicato nel 2006 da DeriveApprodi ed è tuttora in catalogo.
Cortázar era appassionato di criminologia e vampirismo. Quando
aveva 8-9 anni leggeva di nascosto le storie di Edgar Allan Poe ed era talmente
terrorizzato che, prima di coricarsi, ispezionava ogni cassetto della stanza e
si assicurava che la finestra fosse ermeticamente chiusa: «Ciononostante, dopo,
nell'oscurità, faticavo ad addormentarmi, sentendo che le difese fisiche (porte,
finestre) erano precarie, insufficienti contro l'Altro, che poteva essere il
lupo mannaro, un fantasma, un'apparizione, o anche il re degli spettri: il
vampiro!» (in Liberté, n. 2 di marzo/aprile 1980, colloquio con François Hébert).
A Berkeley, Cortázar soggiornò in una casa sulla baia. Affacciato
alla finestra, si lavava i denti e cantava allegro come un libero e indocile cronopio,
ma per fortuna sotto casa non c’erano i severi conformisti famas. Quella
finestra, che da bambino teneva chiusa, l’aprì a poco a poco e ora era
spalancata: «Era un’epoca in cui io e i giovani della mia età non ci
rendevamo conto di fino a che punto fossimo ai margini e assenti da una
storia particolarmente drammatica che si stava compiendo intorno a noi,
perché anche quella storia la percepivamo dal punto di vista della
lontananza, con distacco spirituale… Nella gran solitudine in cui vivevo a
Parigi, di colpo è stato come iniziare a scoprire il mio prossimo, non
come semplice essere vivente e agente, ma come essere umano, come essere nel
senso filosofico, come destino, come cammino all’interno di un itinerario
misterioso… La fase successiva presupponeva di spezzare l’individualismo e
l’egoismo. Bisognava superare un guado: vedere il prossimo non solo come
l’individuo o gli individui che uno conosce, bensì vederlo come
società intere, popoli, civiltà, insiemi umani».
Le vignette sono riprese da «Un certo Julio. Vita di Cortázar illustrata da Rep», edizione SUR 2014. Rep è un fumettista argentino che si chiama Miguel Repiso.






